Oggi abbiamo la necessità di ripensare all’attuale modello economico in una logica di maggiore attenzione alla sostenibilità e al rispetto ambientale, è un nostro dovere.
Il modello di sviluppo lineare (estrarre, produrre, utilizzare e gettare) non è più sostenibile ed è indispensabile ripensare il ciclo economico in termini di economia circolare (ridurre, riutilizzare, riciclare).
La transizione verso un’economia più circolare può portare numerosi vantaggi, tra cui:
- Riduzione della pressione sull’ambiente
- Più sicurezza circa la disponibilità di materie prime
- Aumento della competitività
- Impulso all’innovazione e alla crescita economica
- Incremento dell’occupazione
Cisa, nel suo piccolo, sta portando avanti diverse progettualità che hanno come fattor comune il riutilizzo: che sia riutilizzo di suolo nell’ottica della rigenerazione delle aree dismesse e degli spazi; che sia l’utilizzo circolare dell’energia rinnovabile autoprodotta, attraverso le comunità energetiche di nuova concezione.
L’economia circolare ha subito una battuta di arresto in questo difficile 2020, è ciò che è emerso durante la sessione tematica sull’economia circolare di Ecomondo, ma nei prossimi 2-3 mesi avrà anche un’opportunità irripetibile grazie al Recovery Fund, oltre ad altri strumenti messe in campo dall’Unione Europea come “Next Generation”, il 37% delle risorse sono dedicate alla green economy e dal MISE che metterà in campo risorse per 155 milioni di Euro per la Green Economy.
La partita del Recovery fund, in particolare, sarà cruciale per rafforzare le politiche di transizione verso la decarbonizzazione e il rafforzamento dell’economia circolare, soprattutto nel campo edile e il suo smaltimento di rifiuti speciali e quello manifatturiero, il secondo settore più inquinante dopo quello delle materie fossili.
Per avere successo e non sprecare quest’occasione è necessario fare coesione, sostenere le imprese che già stanno sperimentando soluzioni innovative, ed essere soprattutto concreti, sia perché l’Unione Europea verificherà il risultato degli investimenti fatti sia per noi come Nazione per avere chiaro se le azioni che adotteremo saranno la strada giusta da seguire.
Due aspetti molto interessanti sono stati sottolineati da Luca Dal Fabbro, vicepresidente di Circular Economy Network: innanzitutto è necessario una forte relazione tra pubblico e privato sia per la transizione energetica sia per l’economia circolare, che di fatto sono due facce della stessa medaglia. In secondo luogo, all’interno dell’economia circolare, sarebbe interessante allargare il discorso anche alla rigenerazione urbana e dei terreni (attenzione all’acqua, la sperimentazione di tecniche di idroponica per evitare lo sfruttamento della terra ecc…).
Quest’ultimo aspetto è per noi fondamentale in quanto molto vicino al lavoro sui territori che stiamo portando avanti e, a nostro parere, strategico per non escludere aspetti importanti dall’economia circolare, per un I.T.I. infatti uno dei principi da rispettare sempre è quello di rigenerare ed evitare di costruire in green field.