Intervista al team: Elena Corsi – Development Unit Manager

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Oggi siamo in compagnia di Elena Corsi, Development Unit Manager di CISA, che ci accompagnerà nell’esplorazione degli obiettivi dei progetti territoriali integrati, ci svelerà le chiavi per sviluppare strategie efficaci di crescita per i Comuni e l’importanza del team di lavoro in questi processi.

1.   Quali sono i principali obiettivi che, come CISA, intendete raggiungere quando si tratta di supportare i Comuni nel costruire progetti territoriali sostenibili e integrati?

Il primo obiettivo, che rappresenta la base solida per la costruzione di progetti territoriali integrati è quello di accompagnare i Comuni in una lettura del territorio e del suo sviluppo che vada oltre i singoli confini amministrativi. Nella costruzione di progetti territoriali sostenibili e integrati gli obiettivi sono molteplici. Prima di tutto, è cruciale aumentare la capacità di risposta alle sfide climatiche e demografiche e quindi promuovere uno sviluppo equilibrato che rispetti l’ambiente, ottimizzando l’uso delle risorse naturali e riducendo l’impatto ecologico, migliorare la qualità della vita dei cittadini, garantendo l’accesso a servizi efficienti e promuovendo inclusività e partecipazione sociale. Un altro obiettivo fondamentale è favorire l’integrazione delle diverse politiche locali e delle pianificazioni in atto (urbanistica, trasporti, economia) per creare sinergie e coerenza tra gli interventi. Infine, anche in una prospettiva di medio-lungo periodo, lavorare sulla capacitazione del personale degli Enti Locali per creare una classe dirigente pronta ad affrontare le sfide future.

2.   Cosa significa impostare una strategia di sviluppo sostenibile e innovativo che migliori la qualità della vita delle comunità locali? C’è una differenza di approccio fra i Comuni che si trovano in contesti più rurali rispetto a quelli più urbani?

Impostare una strategia di sviluppo sostenibile e innovativo significa avere una visione dalla quale partire per mettere in atto azioni concrete che promuovano la crescita economica, sociale e ambientale senza compromettere ulteriormente le già scarse risorse future. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita attraverso politiche integrate che ottimizzino l’uso delle risorse naturali, riducano le disuguaglianze, arginino l’abbandono dei territori lontani dalle città e favoriscano l’innovazione. Nei Comuni rurali l’approccio dovrebbe tendere a valorizzare il patrimonio naturale e le economie locali esistenti, dove la qualità della vita diventa imprescindibilmente legata all’accesso si servizi; nei contesti urbani maggiore attenzione va alla mobilità sostenibile, all’efficienza energetica e alla digitalizzazione. In entrambi i casi la partecipazione della comunità è fondamentale per garantire soluzioni adeguate alle specifiche esigenze locali.

3.   Come trovare un giusto ed efficace equilibrio fra innovazione e tradizione, soprattutto in quei territori che possono risultare più cauti nell’immaginare le novità e i cambiamenti?

Trovare un equilibrio tra innovazione e tradizione è una questione che ciclicamente si ripete nella storia, quello che sta cambiando è che è una domanda che ora richiede risposte più rapide. Forse è necessario un approccio che rispetti la cultura e l’identità locale, perché ritengo sia fondamentale non sottovalutare “da dove veniamo”. In questo senso è fondamentale un dialogo inclusivo con le comunità locali, valorizzando le tradizioni come risorsa per la crescita, ad esempio integrando pratiche storiche con tecnologie innovative. Iniziative pilota con esiti tangibili possono facilitare l’adozione di nuove pratiche, così come il coinvolgimento attivo dei giovani. In questo modo la tradizione diventa una base su cui costruire l’innovazione, creando soluzioni che siano rispettose delle radici ma future-oriented e quindi sostenibili.

4.   Progetti così complessi e delicati richiedono un team che non solo presenti competenze interdisciplinari ma che sia anche sensibile nel recepire e interpretare le specificità dei territori da diversi punti di vista. Quale ritieni sia l’elemento caratterizzante di CISA in questo senso? Quanto influisce la condivisione e il pieno coinvolgimento di tutto il team durante l’intero processo di lavoro?

Credo che diversi siano gli elementi caratterizzanti di CISA: la consapevolezza che, pur di fronte a procedure determinate e iter codificati, ogni realtà territoriale sia profondamente diversa e che, come tale, richieda la capacità di coglierne specificità e codici locali; la volontà di creare un team altamente collaborativo, valorizzando la diversità di competenze e prospettive. Questo implica non solo conoscenze tecniche e professionali ma anche empatia e attenzione ai contesti locali, alle esigenze delle comunità e alle dinamiche culturali e sociali. La condivisione e il pieno coinvolgimento di tutto il team durante l’intero processo di lavoro sono fondamentali perché favoriscono l’emergere di idee innovative e assicurano che ogni fase del progetto possa rispondere in modo efficace alle reali necessità del territorio.

5. Guardando al 2025, quali sfide prevedi e quali prospettive ti auguri in CISA?

CISA ha nel suo DNA l’essere a fianco dei Comuni e con questi continuerà a condividere sfide e prospettive, con la potenzialità di arrivare a significativi risultati se si riuscirà insieme a guardare al futuro attraverso una lente condivisa, che credo sia quella di non sottovalutare la rapidità degli impatti sulla coesione sociale e sulle condizioni di vita delle persone legati ai cambiamenti climatici e alla digitalizzazione. Mi auguro che CISA riesca a trasmettere il valore di innovare in modo sostenibile, contribuendo alla creazione di comunità resilienti e inclusive.

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