Tutti a discutere come “spendere” i famosi 209 miliardi ……..
È un’occasione unica? Indiscutibilmente.
Devono essere impiegati per dare finalmente un nuovo slancio al paese Italia dopo lo shock lockdown? Certamente.
Saranno il frutto di una concertazione allargata tra tutti gli stakeholders in campo? Auspicabilmente.
Vorrei solo sottolineare alcuni aspetti che, nella nostra funzione di advisor delle P.A., viviamo quotidianamente a contatto con i territori e le Amministrazioni locali:
- Ricordiamoci lo spirito che da sempre contraddistingue la filosofia dei finanziamenti a fondo perduto: sono uno stimolo e non un fine; per ogni euro comunitario “dobbiamo” moltiplicare per 3 gli investimenti che portiamo a compimento. In caso contrario stiamo solo caricando le generazioni future di un peso insostenibile.
- Attenzione ai Fondi a pioggia. Il timore, come in questi mesi è già successo, è che arrivino finanziamenti indiscriminati, frutto di un indiscutibile impulso alla generosità e di tematiche assolutamente strategiche (la scuola, la fibra, l’efficienza energetica, la rete digitale, la mobilità dolce) ma di una scarsa programmazione che non tiene conto dei tempi e delle carenze strutturali delle Amministrazioni periferiche. Esempi? Finanziamenti persi perché non c’era il tempo fisico e burocratico per rispettare le procedure di accesso ai Fondi, finanziamenti a fondo perduto sotto dimensionati (quindi non sufficienti per uno specifico progetto) o sovradimensionati. Se questo accadrà per il Recovery si stima un impiego inefficace (per non dire spreco) di quasi il 30% dei Fondi beneficiati.
- Prepariamo le Amministrazioni locali. Oltre il 70% degli apparati tecnici e amministrativi comunali (soprattutto per i comuni sotto i 5.000 abitanti) già oggi soffrono di carenze di personale o di strumenti totalmente inadeguati, per non pensare al peso di procedure burocratiche spesso imbarazzanti. Come si può pensare che reggano l’urto nei prossimi 5 anni di una massa di adempimenti, istruttorie, permessi, avvio di procedure di gara che inevitabilmente serviranno per “spendere” parte delle risorse messe in campo? Pensiamoci, perché anche le più importanti infrastrutture di interesse nazionale dovranno poi in fase esecutiva fare i conti per un motivo o per l’altro con le amministrazioni locali.
In sintesi: il Recovery Fund è la luce in fondo al tunnel, un seme prezioso e di altissima qualità; ma i nostri nonni nei campi, per sfruttare al meglio i propri semi, preparavano il terreno con cura, seminavano nei tempi giusti, irrigavano e concimavano il terreno. Teniamone conto, seminare non basta.



