I.T.I. In Valmalenco: una valle 4.0 – Intervista a Leonardo La Rocca

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Continua il nostro approfondimento riguardo In Valmalenco il progetto di Investimento Territoriale Integrato (I.T.I.) che coinvolge i Comuni di Chiesa in Valmalenco, Caspoggio, Lanzada e Spriana, e che mira allo sviluppo smart ed eco-sostenibile della valle.
Cosa significa fare di questo territorio una valle 4.0? Ne parliamo insieme a Leonardo La Rocca – Granting & Senior Project Manager in CISA srl.

  1. In Valmalenco è il primo I.T.I. attivato in ambito alpino, come ci si è arrivati?

I Comuni della Valmalenco nel corso degli anni hanno registrato alcune criticità tipiche delle aree montane che ormai sono particolarmente diffuse in ambito alpino. Sorprendentemente, anche sulla base di contatti e di relazioni avute con soggetti vicini alle Amministrazioni, hanno conosciuto lo strumento europeo dell’Investimento Territoriale Integrato di matrice europea. Nel corso del 2021 sono stati organizzati alcuni incontri di approfondimento sull’impostazione e sugli obiettivi che si pongono gli I.T.I. ovvero sulla possibilità di implementazione di un I.T.I. in ambito montano o in ambito rurale. Il tutto è sfociato nella richiesta, da parte di Cisa e Municipia di accedere ai dati dei Comuni per valutare la possibilità ovvero la fattibilità di un intervento di questo tipo.

L’analisi preliminare condotta, valutate le criticità del territorio, le opportunità che questo offre e le possibilità di successo, hanno portato ad inquadrare la Valmalenco come la possibile prima esperienza di Investimento Territoriale Integrato che coinvolgesse un’area rurale: innovativo lo strumento ed innovativa l’applicazione.

  1. Cosa significa, in concreto, rendere la Valmalenco una valle 4.0?

Significa innanzitutto immaginare soluzioni, servizi, infrastrutture e modelli di sviluppo innovativi, collettando le più importanti esperienze di innovazione sistemica in ambito montano a livello europeo in un unico luogo ed immaginare quali effetti possa avere l’applicazione di queste esperienze in valle: tutte insieme in un “laboratorio a cielo aperto” di innovazione territoriale.Significa poi definire il modello di sviluppo sulla base del rispetto delle identità locali e nel rispetto degli obiettivi che le identità locali si sono date, e trasformare una valle caratterizzata dalla fuga dei giovani, da una scarsa o scarsissima natalità, da uno spopolamento progressivo, ma al contempo ricchissima di risorse naturali, umane, ambientali, minerarie strategiche, in una valle che attrae, che riavvicina i propri cittadini allo sviluppo anziché indirizzarli alla fuga, che garantisce nuovi servizi ai cittadini e che al contempo garantisce nuovi servizi utili per un ripopolamento stanziale o semistanziale, sempre e comunque sostenibile sotto tutte le chiavi di lettura.

Innovazione, digitalizzazione sistemica, slow mobility e nuova qualità della vita, attrattività sono il paradigma della sostenibilità verso cui tutte le comunità si orientano, Valmalenco 4.0 è tutto questo: raggiungere quel paradigma e diventare esempio si attuazione di quel paradigma.

  1. Qual è quindi il valore che può portare un progetto come questo in ambito alpino?

L’esperienza che si sta delineando in Valmalenco è un’esperienza unica ma assolutamente ripetibile e trasferibile. La trasferibilità è uno degli elementi fondamentali dell’I.T.I.: ripetere il percorso per continuare ad innovare e coinvolgere sempre più territori è infatti l’obiettivo che la norma europea si è data fin dal 2014, anno in cui per la prima volta si definì l’I.T.I. come lo strumento faro per lo sviluppo dei territori. Essendo il primo, In Valmalenco, è l’esperienza di riferimento e lo è già in questo momento in cui è in fase di start up. I maggiori gruppi di interesse e di ricerca hanno puntato gli occhi sulla Valmalenco proprio nell’ottica di essere osservatori privilegiati. Penso ad Euromontana, agli Action Group della Strategia Macroregionale Alpina Eusalp che sono observer in un progetto europeo di ambito alpino che coinvolge la Valmalenco (Alpine Space TransTat) come progetto pilota a livello italiano.
Il valore è quindi la visibilità di una valle e delle sue ricchezze, la possibilità di avere uno storytelling dell’esperienza che non parta dalla Valmalenco ma dai portatori di interesse, l’essere riferimento di letteratura. Tutto questo implica un forte interesse che diventa di conseguenza attrattività. L’osservazione poi diventa anche esempio e quindi replicabilità, con le dovute “customizzazioni” anche in altri ambiti nella prospettiva di rilanciare l’ambito alpino non più come luogo di vacanza o come luogo ricco di bellezza da guardare da lontano o per poco tempo, ma come luogo in cui vivere o rivivere.

  1. Grazie a questo progetto ci sarà la possibilità di instaurare legami, interlocuzioni, collaborazioni anche con altri Paesi europei?

Assolutamente si ed è già partito. Dicevo Alpine Space TransTat è un progetto che porta in Valmalenco già da questo autunno partner francesi, svizzeri, tedeschi, austriaci e sloveni del mondo della ricerca e del mondo dell’università. Al suo debutto l’endorsement di Euromontana è stato determinante. Euromontana rappresenta la maggiore associazione, a livello comunitario, di portatori di interesse e di creazione di modelli di sviluppo per la montagna. Era presente alla conferenza stampa di lancio del progetto. Eusalp è la strategia macroregionale alpina e i suoi rappresentanti sono in Valmalenco da mesi, io ne sono un esempio ed ho già coinvolto l’Action Group della Strategia che si dedica all’Innovazione, nel progetto Valmalenco. Ma questo è solo l’inizio, la prospettiva, anche grazie al modello di sviluppo pensato per Primolo, è molto più ampia ed interessante.

  1. Quali e quante risorse potranno essere attivate per rendere effettivi questi progetti territoriali nei prossimi anni?

Le risorse economiche davvero non credo siano il principale dei problemi. Abbiamo già dimostrato come sia possibile in pochi mesi di lavoro collettare più di 20 milioni di risorse in valle semplicemente pensando a interventi sensati con un impatto positivo e sostenibili nel tempo in una logica di modello di intervento integrato. Sicuramente il campitale pubblico è determinante ma non può essere l’unico. Al netto delle misure regionali, già istruite e vinte, nazionali (in fase di istruzione) e comunitarie (anche queste risorse già portate in valle), il capitale privato diventa determinante. La società di progetto In Valmalenco farà la sua parte con un investimento significativo in digitalizzazione e comunicazione come da regola del Partenariato Pubblico Privato ma contiamo di collettare in valle risorse significative da parte di investitori privati per la messa a terra di tutti gli altri progetti. E, a poco più di un mese dal lancio del progetto, l’entusiasmo e l’interesse degli investitori non ha tardato a farsi vedere. Ambito sportivo, ambito sciistico, ambito alberghiero, ambito energetico e digitale oltre che sanitario sono solo alcuni degli interlocutori che hanno già manifestato il loro interesse a fare la loro parte.

Le risorse umane sono un’altra cosa. La Valmalenco è una valle ricca di competenze che non di rado sono state costrette ad allontanarsi dalle loro montagne per cercare un lavoro. Queste sono le risorse che contiamo di coinvolgere perché tornino al più presto a casa. Creare un I.T.I. significa creare sviluppo e quindi anche lavoro. Non c’è cosa più bella che vedere i cittadini, legati al proprio territorio, protagonisti di una nuova fase e scrittori di una nuova storia.

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